Il periodo arabo, se è accertato che fu florido per tutta quanta la Sicilia, non fu, invece, particolarmente favorevole per l’intero territorio ericino, anche se continuò a essere densamente abitato. Purtroppo alle descrizioni tramandateci da geografi viaggiatori di borghi prosperi e campagne ben coltivate non sempre fanno riscontro tracce materiali e più volte dobbiamo accontentarci solo di preziose indicazioni toponomastiche. Il territorio, come aveva già osservato il viaggiatore arabo Ibn Giubayr, in alcune zone era ricco di acqua e di verde, ma nelle rimanenti, che si estendevano fin sotto le pendici di Monte Cofano e oltre, fino a capo San Vito, era più brullo e spopolato e doveva presentarsi come una terra poco adatta alle colture.
La città di Erice non visse un’età prospera economicamente anche se rimaneva sempre punto di riferimento per le popolazioni locali sottostanti, ma, più che altro, per il ruolo di difesa che rivestiva, data la sua posizione sulla sommità di un monte. Un altro viaggiatore arabo, Edrisi, in uno dei suoi viaggi, descrive Erice ed il suo territorio dall’economia in abbandono, isolata commercialmente dal resto della Sicilia.
Per l’economia delle località rivierasche fondamentale era la pesca del tonno e un apporto significativo devono certamente averlo dato le tonnare di Bonagia, di Cofano e di San Vito Lo Capo. Questa attività, forse, è la maggiore sfruttata dagli arabi per lo sviluppo dell’intera area.
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| torri del castello normanno XII sec. |
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| porta castello normanno |
Sotto Guglielmo II d’Altavilla (1154-1189) la città prese nome di Monte San Giuliano, fu dichiarata Demanio Regio e Fortezza reale, e le fu concessa la giurisdizione del territorio circostante. Nel 1199 veniva riconfermato alla città il possesso del territorio assegnato da Guglielmo II e, nel 1241, Federico II di Svevia, con un Diploma di assegnazione delle suddette terre, vi aggiungeva 14 Casali 1, tra i quali erano comprese le terre tra San Vito Lo Capo e Bonagia lungo la fascia costiera.
Nota
1. I casali consistevano in appezzamenti di terreno circoscritti, prive di strutture governative ed economiche. In essi la popolazione locale si addensava perché trovava condizioni ambientali favorevoli alla difesa personale, alla pratica dell’agricoltura e alla vicinanza dei pascoli.







