Il territorio della Sicilia della punta più estrema occidentale, che sotto i Borboni era venuto a trovarsi nella circoscrizione provinciale di Trapani, si sviluppava a nord dal Golfo di Castellammare a Capo San Vito e più a sud da Monte Cofano fino a Selinunte in modo poco omogeneo sia geografico che economico.
La riforma amministrativa borbonica (che in passato aveva visto Trapani città capo Valle) non risolse problemi preesistenti anzi rese più manifesta la diversità sociale e soprattutto agricola delle varie zone del trapanese. Le differenze maggiori si notavano tra l'hinterland ericino, il marsalese e i latifondi dei paesi dell'interno, mentre Trapani, che vantava una discreta crescita economica, restava isolata. L'isolamento era dovuto principalmente alla mancanza di collegamenti stradali con il resto della Sicilia. Le plurisecolari trazzere servivano per trasportare le merci dalle campagne agli approdi marittimi del litorale per essere caricate su piccole barche che avrebbero navigato sottocosta. Un sistema di strade carrozzabili fu progettato solo dopo il 1824 e, nonostante ciò, Trapani non fu collegata ancora per molto tempo con tutti i centri urbani della costa meridionale né con Monte San Giuliano (l'odierna Erice) e il suo vasto territorio. Erice, raggiungibile solo percorrendo mulattiere e sentieri impervi rimase isolata fin quasi all'arrivo di Garibaldi.
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| Monte Erice e il golfo di Bonagia tra Trapani e Capo San Vito |
