sabato 25 marzo 2017

Grotte del litorale trapanese

   Riporto qui  i nomi di alcune grotte preistoriche del trapanese, con la relativa descrizione geografica e culturale e con il nome dell’esploratore o ricercatore a cui si deve la  scoperta-conoscenza. Il percorso ha inizio dal litorale tirrenico che da Trapani-Pizzolngo giunge fino alla Riserva dello “Zingaro.  
parete grotta Emiliana
interno  grotta Emiliana

   La prima grotta che si incontra sulla strada che da Trapani porta a Bonagia è la Grotta Emiliana. Si trova all’altezza di circa 60 m.s.l.m. ed è una delle più ampie grotte del litorale. Essa fu esplorata da Dalla Rosa nel 1869 e da allora l’esplorazione è stata successivamente ripresa in tempi più recenti. Tra il materiale osseo, individuato dentro la grotta, c’è la zanna di un elefantino nano che durante il Paleolitico abitava in questi luoghi. Le ossa di cervus elefus, di equus caballus e sus scrofa costituiscono, però, il deposito più ricco ed interessante della grotta.
  

lunedì 20 marzo 2017

Le esplorazioni delle grotte litoranee


   Le grotte preistoriche presenti lungo la fascia litoranea del trapanese, comprese le isole, nell’arco di centocinquanta anni sono state oggetto sia di esplorazioni superficiali sia di ricerca sistematica alla quale hanno fatto seguito studi e pubblicazioni di vario genere. Nella lunga e lenta storia delle ricerche archeologiche le prime esplorazioni sono state incomplete e condotte con metodi di indagine che oggi appaiono scientificamente superati. Rara eccezione rappresentano la Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo e la Grotta dell’Uzzo dentro la riserva dello “Zingaro”, le uniche dove le campagne di scavo sono state condotte con metodi più moderni.
  Infatti, riguardo l’attività di ricerca vera e propria, quella relativa alla grotta di Cala dei Genovesi ha segnato una tappa importante nella storia della ricerca sulla preistoria trapanese perché, sia i procedimenti di scavo che di analisi dei materiali scoperti, sono stati condotti con metodi precisi e scrupolosi che, agli inizi degli anni ‘50, periodo in cui sono stati effettuati, si possono considerare scientificamente innovativi: lo scavo, portato avanti da P. Graziosi, fu condotto con metodo stratigrafico. Inoltre la datazione al radiocarbonio effettuata sui reperti organici trovati nelle stratificazioni ha consentito una esatta cronologia delle fasi di vita  più lontane della grotta stessa, databili a  12.000 anni fa e una sua frequentazione fino al Neolitico.   

domenica 5 marzo 2017

La cultura delle grotte


   Secondo le tracce ritrovate nelle numerose grotte sparse lungo le coste, gli studiosi hanno accertato che l’insediamento umano in Sicilia risalga al Paleolitico Superiore.
   Come in altre località costiere dell’Isola 1, è nel Paleolitico Superiore che risale anche la più documentata presenza dell’uomo nel territorio di Trapani. I dati archeologici confermano che gruppi umani abitavano le grotte presenti lungo i litorali, da quelli delle isole di Favignana e di Levanzo, a quelli di Erice, di Custonaci e di San Vito Lo Capo 2.
   Per i fautori dell’ipotesi della provenienza Nord africana delle prime genti che arrivarono in Sicilia sono i litorali che devono essere apparsi ambienti favorevoli per l’insediamento, ricchi di selvaggina e di ripari naturali sotto roccia, che, per la loro ampiezza, erano comodi e adatti alla vita di comunità, vicini anche al punto di approdo, arrivando i migranti dal mare.
Tutti i siti ingrottati hanno testimoniato la presenza di un habitat preistorico tale da consentire una ricostruzione attendibile del modo di vivere e del livello di civiltà raggiunto dalle popolazione che vissero in Sicilia alla fine del Pleistocene, dopo l’ultima glaciazione di Wurm 3
   Si tratta principalmente di strumenti in selce, da armi per la pratica della caccia agli utensili più svariati (coltelli, raschiatoi, bulini, punte di armi) 4, per non parlare, poi, dei graffiti e delle pitture rupestri 5.
museo Torre di Ligny di Trapani
reperti preistorici