Riporto qui i nomi di alcune grotte preistoriche del trapanese, con la relativa descrizione geografica e culturale e con il nome dell’esploratore o ricercatore a cui si deve la scoperta-conoscenza. Il percorso ha inizio dal litorale tirrenico che da Trapani-Pizzolngo giunge fino alla Riserva dello “Zingaro.
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| parete grotta Emiliana |
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| interno grotta Emiliana |
La prima grotta che si incontra sulla strada che da Trapani porta a Bonagia è la Grotta Emiliana. Si trova all’altezza di circa 60 m.s.l.m. ed è una delle più ampie grotte del litorale. Essa fu esplorata da Dalla Rosa nel 1869 e da allora l’esplorazione è stata successivamente ripresa in tempi più recenti. Tra il materiale osseo, individuato dentro la grotta, c’è la zanna di un elefantino nano che durante il Paleolitico abitava in questi luoghi. Le ossa di cervus elefus, di equus caballus e sus scrofa costituiscono, però, il deposito più ricco ed interessante della grotta.
La Grotta Polifemo si trova nei pressi di Bonagia, vicino alla Grotta Emiliana. E’ stata esplorata nel 1963 da Francesco Torre che vi ha rinvenuto resti di fauna locale e selci. Le pitture sulle pareti sono di età neolitica, segno che la grotta fu abitata anche in tale età. Entrambe queste ultime grotte sono ubicate nel Comune di Valderice.
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| grotta Mangiapane |
Comprende all'interno un borgo di piccole case, abitate fino alla metà del ’900 e diviso da una stradina in basolato di pietra. Ogni anno, nel periodo natalizio, la grotta diventa lo scenario naturale del famoso Presepe Vivente. E' facile arrivarci sia da Scurati che da Cornino attraverso una strada non asfaltata ma carrozzabile.
Accanto ad essa si trovano sul posto altre cavità naturali di dimensioni più piccole e dalle caratteristiche morfologiche insolite ancora oggi usate come ricovero per gli animali e inserite, a Natale, nell' allestimento scenico del Presepe.
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| interno grotta Buffa |
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| grotta del Crocifisso |
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| interno grotta Miceli |
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| Rocche di Rumena, abitazioni davanti la grotta |
Nel Comune di San Vito Lo Capo si trova la Grotta del Racchio. La grotta si distingue in due parti: un’antegrotta, larga 10 metri e lunga 5 metri, e una camera interna profonda 25 metri. Anche questa grotta fu esplorata per la prima volta dal Vaufrey nel 1925. Al suo ingresso, sulla parete sinistra, sono state individuate dal Mannino figure lineari che fanno pensare ad un rituale magico per scacciare gli spiriti maligni; un altro gruppo comprende due cervi in stile naturalistico (simili alle incisioni scoperte nella Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo). Oltre ad essere un sito di importanti graffiti, la grotta si è rivelata un ricco deposito di materiale litico del Paleolitico Superiore.
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| grotta dell'Uzzo |
Dentro la Riserva dello Zingaro si trova, la Grotta dell’Uzzo, sicuramente una delle meglio conosciute del litorale trapanese. Così denominata dal luogo dove si trova, contrada Uzzo, è posta a 60 m. s.l.m. ed è raggiungibile, tramite un facile sentiero, dall’entrata alla riserva, dal lato di San Vito. E’ una grotta di origine marina di eccezionale ampiezza: larga e profonda 50 metri ed alta 45 metri.
E’ stata esplorata diverse volte dal Vaufrey nel 1927, dal Borzatti nel 1968, dal Mannino nel 1973. Le campagne di scavi più importanti sono state quelle del 1976 e del 1978 effettuate da Piperno e Tusa i cui studi sono stati pubblicati. Dai ritrovamenti si deduce che la grotta è stata frequentata dal Paleolitico Superiore al Neolitico. Oltre al numeroso materiale litico che testimonia la vita dell’insediamento presente nella grotta, gli scavi hanno dato alla luce una ricca necropoli mesolitica.








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