Secondo le tracce ritrovate nelle numerose grotte sparse lungo le coste, gli studiosi hanno accertato che l’insediamento umano in Sicilia risalga al Paleolitico Superiore.
Come in altre località costiere dell’Isola 1, è nel Paleolitico Superiore che risale anche la più documentata presenza dell’uomo nel territorio di Trapani. I dati archeologici confermano che gruppi umani abitavano le grotte presenti lungo i litorali, da quelli delle isole di Favignana e di Levanzo, a quelli di Erice, di Custonaci e di San Vito Lo Capo 2.
Per i fautori dell’ipotesi della provenienza Nord africana delle prime genti che arrivarono in Sicilia sono i litorali che devono essere apparsi ambienti favorevoli per l’insediamento, ricchi di selvaggina e di ripari naturali sotto roccia, che, per la loro ampiezza, erano comodi e adatti alla vita di comunità, vicini anche al punto di approdo, arrivando i migranti dal mare.
Si tratta principalmente di strumenti in selce, da armi per la pratica della caccia agli utensili più svariati (coltelli, raschiatoi, bulini, punte di armi) 4, per non parlare, poi, dei graffiti e delle pitture rupestri 5.
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| museo Torre di Ligny di Trapani |
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| reperti preistorici |
Dalle figure rappresentate nelle pareti interne di alcune grotte, utili anche per conoscere la fauna del tempo, e dalla copiosità di arnesi da getto e da taglio, si deduce che l’attività principale degli abitanti delle grotte fosse la caccia; l’ambiente naturale doveva essere ricco di animali da cacciare. La quantità di fossili animali ritrovati lo testimoniano. Si trattava di animali di grossa taglia, tipici di ambienti pieni di boschi. Tra i resti di animali stratificati nei depositi delle grotte ci sono denti di cavallo e di bovini selvatici, corni di cervo, ossa di cinghiale e moltissime conchiglie marine 6.
Tutto questo materiale ha fornito un quadro esaustivo della vita che dovevano svolgere gli abitanti della parte Nord-occidentale della Sicilia, nostri antenati, durante l’ultima fase del Paleolitico.
A giudicare da tutte queste testimonianze lasciate, gli abitatori delle grotte, cacciatori soprattutto ma anche raccoglitori, dovettero rappresentare una facies culturale molto avanzata, dal momento che conoscevano elaborate tecniche di lavorazione della pietra, vale a dire la più progredita fase di scheggiatura della selce.
La quantità e l’importanza dei reperti hanno dato, senza ombra di dubbio, un notevole contributo alla conoscenza della cultura preistorica in Sicilia, e non solo.
Da un accurato studio della tipologia degli arnesi portati alla luce, gli studiosi di archeologia della preistoria hanno inserito gli insediamenti presenti lungo il litorale fra le stazioni preistoriche europee più progredite del Paleolitico. Il Graziosi li colloca nel quadro della diffusione in Italia della civiltà “gravettiana” 7 che ha segnato una tappa fondamentale non solo nella preistoria ma nell’intera storia evoluzionistica dell’uomo.
I gruppi locali, che sono stati definiti “epigravettiani”, cioè di tradizione gravettiana, alla fine del Paleolitico Superiore raggiunsero in Sicilia un momento culturale molto raffinato assimilabile alle realtà preistoriche più evolute del resto d’Europa.
La frequentazione dei siti ingrottati sparsi nel litorale trapanese, così come anche nel resto dell’Isola, si protrasse fino al Neolitico, così come è stato documentato per la Grotta di Cala dei Genovesi e per la Grotta dell’Uzzo nello Zingaro o per altre.
La cultura delle grotte ebbe fine soltanto intorno all’inizio del IV millennio a. C. quando giunsero in Sicilia altri popoli, provenienti sempre dal mare e appartenenti ad una cultura più evoluta, che si insediarono anch’essi lungo le coste, sicuramente prendendo contatti con i primitivi abitatori delle grotte e forse assimilandosi ad essi nel modus vivendi.
Da tale connubio derivò quella cultura indigena che influenzerà popoli come Sicani, Elimi, Siculi, e che, elaborata attraverso Fenici e Greci ha dato vita, nel corso dei millenni, a quell’originale “universo siculo”, un unicum nell’ambito delle culture del Mediterraneo.
In periodo storico le grotte sono state frequentate sicuramente per scopi e usi diversi e non più solamente come ripari naturali per difendersi. Si sa che nell’800 furono rifugio per gli eremiti e che durante l’ultimo conflitto bellico (1940-1945) diedero asilo agli sfollati. Ancora oggi sono ricovero per animali, e sono usate come deposito di masserizie e attrezzi di lavoro per le famiglie di pastori e di contadini.
Particolarmente famose sono diventate in questi ultimi decenni, soprattutto per la manifestazione religiosa che una di esse ospita, quelle che si trovano in località Scurati, nei pressi di Monte Cofano, tra le quali c’è la Grotta Mangiapane, dove ogni anno si allestisce il Presepe Vivente.
Nella Riserva di Monte Cofano si trova inserita solo la Grotta del Crocefisso, le altre grotte si trovano dislocate in diversi punti della fascia costiera.
Note
1. Su Monte Pellegrino, a Palermo, si trova la Grotta dell’Addaura, databile anch’essa al Paleolitico Superiore.
2. Riesce difficile stabilire il lunghissimo periodo dell’intero Paleolitico, la fase più avanzata di esso, chiamata Superiore e più vicina cronologicamente, è datata tra 15.000 e 10.000 anni fa.
3. Il Quaternario è diviso in Pleistocene e Oloccne. Il Pleistocene fu interessato da glaciazioni, la fine dell’ultima di esse, quella di Wurm, segna il limite tra i due periodi. Con l’Olocene, circa 10.000 anni fa, inizia il periodo post-glaciale in cui il clima, la flora e la fauna sono come quelli attuali.
4. Negli strati antistanti la Grotta Mangiapane, ad esempio, la maggior parte del materiale rinvenuto era rappresentato da punte di lance e da raschiatoi.
5. Le più famose grotte dipinte scoperte finora sono quelle situate nell’Europa occidentale, vedi la grotta di Lascaux (15.000 anni fa) in Francia, nella Dordogna. La grotta di Altamira in Spagna, nella Cantabria, ha pitture e incisioni sulle pareti interne risalenti a circa 12.000 anni fa. Lo stesso tipo di pitture e di incisioni, magico-rituali, si trovano nella Grotta di Cala dei Genovesi, a Levanzo e nella Grotta dell’Addaura.
6. Si tratta in particolare di patelle. Con l’esaurirsi della selvaggina verso la fine dell’antica età della pietra, gli uomini si dedicarono alla raccolta dei prodotti della vegetazione spontanea e di molluschi marini e terrestri ( le conosciutissime lumache).
7. La Gravette è la località della Francia dove sono stati rinvenuti i primi reperti e che ha dato il nome alla tecnica di lavorazione della pietra a più facciate ottenendo delle lame.


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