mercoledì 20 novembre 2019

I Borboni nel trapanese

    Il territorio della Sicilia della punta più estrema occidentale, che sotto i Borboni era venuto a trovarsi nella circoscrizione provinciale di Trapani, si sviluppava a nord dal Golfo di Castellammare a Capo San Vito e più a sud da Monte Cofano fino a Selinunte in modo poco omogeneo sia geografico che economico.
Monte Erice e il golfo di Bonagia
tra Trapani e Capo San Vito
   La riforma amministrativa borbonica (che in passato aveva visto Trapani città capo Valle) non risolse problemi preesistenti anzi rese più manifesta la diversità sociale e soprattutto agricola delle varie zone del trapanese. Le differenze maggiori si notavano tra l'hinterland ericino, il marsalese e i latifondi dei paesi dell'interno, mentre Trapani, che vantava una discreta crescita economica, restava isolata. L'isolamento era dovuto principalmente alla mancanza di collegamenti stradali con il resto della Sicilia. Le plurisecolari trazzere servivano per trasportare le merci dalle campagne agli approdi marittimi del litorale per essere caricate su piccole barche che avrebbero navigato sottocosta. Un sistema di strade carrozzabili fu progettato solo dopo il 1824 e, nonostante ciò, Trapani non fu collegata ancora per molto tempo con tutti i centri urbani della costa meridionale né con Monte San Giuliano (l'odierna Erice) e il suo vasto territorio. Erice, raggiungibile solo percorrendo mulattiere e sentieri impervi rimase isolata fin quasi all'arrivo di Garibaldi.

lunedì 18 novembre 2019

La Sicilia borbonica


   In seguito alle guerre di successione spagnola ed austriaca, con il trattato di Utrecht la Sicilia venne assegnata a Vittorio Amedeo II, duca di Savoia (1713-1721) e poi a Carlo VI d'Austria (1722-1734).
Nel 1734 una spedizione spagnola riuscì ad occupare l'Isola che passò così sotto il regno di Carlo III di Borbone. Ebbe inizio in questo modo la dominazione borbonica che durò fino al 1860 e fu caratterizzata da una vasta politica di riforme nel campo economico, commerciale, fiscale e religioso. Durante tutto questo arco di tempo, non breve, furono anche promosse opere pubbliche e la creazione di opere pie per l'assistenza ai poveri e agli ammalati.
   I fatti legati ai vertici della monarchia borbonica che ebbero un impatto maggiore sulle sorti della Sicilia furono quelli riguardanti il 1812 quando Ferdinando IV (come re di Napoli) di Borbone, fuggendo da Napoli occupata dai Francesi, riparò in Sicilia (essendo anche re di Sicilia) concedendo ai Siciliani la Costituzione.
L'Italia dopo la Restaurazione del 1815
   

   Le aspettative dei Siciliani erano tante, ma con il Congresso di Vienna (1815) Ferdinando IV (diventato Ferdinando I come re del Regno delle Due Sicilie) avendo avuto restituito il regno, restaurò un governo assoluto e revocò la Costituzione (concessa e approvata dal Parlamento siciliano) con la quale si dichiarava la Sicilia indipendente dal Regno di Napoli. L'abolizione della Costituzione facilitò il compito alla Carboneria di affiliare adepti tra le classi più elevate.
   Negli anni seguenti i Siciliani, insofferenti all'oppressione, manifestarono il desiderio di libertà e di indipendenza con i ben noti moti liberali che prepararono la strada alla spedizione dei "Mille".


venerdì 15 novembre 2019

Nascita di nuovi fenomeni: banditismo e mafia

   Al periodo spagnolo, oltre all'impoverimento graduale e progressivo dell'economia siciliana, alle rivolte popolari e alle epidemie di peste c'è da collegare anche la nascita del banditismo, fenomeno nuovo e collaterale alla classe dei "gabelloti" uomini di fiducia dei Baroni siciliani, preposti alla riscossione delle tasse imposte ai contadini costretti a lavorare per i loro padroni oltre il limite della povertà. 
   Il banditismo creò, talvolta, fascino e simpatia fra il popolo il quale manifestò la propria solidarietà e protezione spontanea ai banditi con una fitta rete di omertà. In un mondo di ingiustizie sociali i poveri si sentirono più difesi dai banditi  rispetto alla protezione delle leggi spesso fatte a misura dei padroni. Le origini della "mafia" siciliana" secondo gli studiosi si fanno risalire a questo periodo come reazione ad un mondo di ingiustizie e di sopraffazioni dalle quali era difficile uscire senza l'aiuto di protettori speciali ai quali si manifestava  rispetto e si prometteva obbedienza. 
   Saranno fenomeni questi che dureranno a lungo anzi nei secoli successivi si intensificheranno fino ad esplodere con violenza.