Il territorio della Sicilia della punta più estrema occidentale, che sotto i Borboni era venuto a trovarsi nella circoscrizione provinciale di Trapani, si sviluppava a nord dal Golfo di Castellammare a Capo San Vito e più a sud da Monte Cofano fino a Selinunte in modo poco omogeneo sia geografico che economico.
La riforma amministrativa borbonica (che in passato aveva visto Trapani città capo Valle) non risolse problemi preesistenti anzi rese più manifesta la diversità sociale e soprattutto agricola delle varie zone del trapanese. Le differenze maggiori si notavano tra l'hinterland ericino, il marsalese e i latifondi dei paesi dell'interno, mentre Trapani, che vantava una discreta crescita economica, restava isolata. L'isolamento era dovuto principalmente alla mancanza di collegamenti stradali con il resto della Sicilia. Le plurisecolari trazzere servivano per trasportare le merci dalle campagne agli approdi marittimi del litorale per essere caricate su piccole barche che avrebbero navigato sottocosta. Un sistema di strade carrozzabili fu progettato solo dopo il 1824 e, nonostante ciò, Trapani non fu collegata ancora per molto tempo con tutti i centri urbani della costa meridionale né con Monte San Giuliano (l'odierna Erice) e il suo vasto territorio. Erice, raggiungibile solo percorrendo mulattiere e sentieri impervi rimase isolata fin quasi all'arrivo di Garibaldi.
Nei primi anni dell'Ottocento, Trapani era una città dedita al commercio e all'industria con fiorenti industrie del sale e delle tonnare, l'artigianato era numeroso e qualificato e costituiva di per sé una forza economica non indifferente. Le altre attività commerciali e industriali riguardavano l'esportazione del vino, la molitura del frumento, la bachicoltura, l'esportazione del cotone, la pesca e la lavorazione del corallo. Allo sviluppo della città però non aveva fatto seguito lo sviluppo del resto del suo territorio.
Monte San Giuliano ad esempio, che era compreso nel distretto di Trapani, per lungo tempo versava in situazione di arretratezza economica e di abbandono dell'agricoltura.
I Borboni si adoperarono per il rilancio e il ripopolamento di quest'area, ma non certo senza uno scopo ben preciso. Nel quadro della loro politica economica essi incrementarono l'agricoltura nei luoghi che erano diventati deserti e incolti. Aumentando la produttività del terreno essi pensavano di aumentare anche le tasse; favorendo poi la costituzione della piccola proprietà incoraggiarono nello stesso tempo il ripopolamento delle campagne che erano state abbandonate.
Fu così che nel 1789, sotto Ferdinando I, vennero concessi piccoli lotti di terreno, in prossimità dei centri abitati, alle classi sociali più povere in modo che queste potessero costruirvi le proprie abitazioni. Molte famiglie nel giro di pochi anni andarono a stabilirsi nel territorio ericino, compreso quello attorno a Custonaci, dove furono lasciati circa 50 ettari a tale scopo con il conseguente aumento della popolazione di Erice (il centro ne inglobava altri minori). Secondo V. Perugini si deve a questo provvedimento l'atto di nascita vera e propria dei centri rurali del territorio.
![]() |
| Monte Erice e il golfo di Bonagia tra Trapani e Capo San Vito |
![]() |
| 'muciare' per la pesca del tonno dietro la tonnara di Bonagia |
Monte San Giuliano ad esempio, che era compreso nel distretto di Trapani, per lungo tempo versava in situazione di arretratezza economica e di abbandono dell'agricoltura.
I Borboni si adoperarono per il rilancio e il ripopolamento di quest'area, ma non certo senza uno scopo ben preciso. Nel quadro della loro politica economica essi incrementarono l'agricoltura nei luoghi che erano diventati deserti e incolti. Aumentando la produttività del terreno essi pensavano di aumentare anche le tasse; favorendo poi la costituzione della piccola proprietà incoraggiarono nello stesso tempo il ripopolamento delle campagne che erano state abbandonate.
![]() |
| l'abitato di Custonaci |



Nessun commento:
Posta un commento