Notevole fu il contributo che l’area ericina diede all’Unificazione dell’Italia. Il Risorgimento isolano deve a Valderice alcuni nomi eccellenti che organizzarono coraggiosamente la propaganda rivoluzionaria antiborbonica. Basti ricordare Giuseppe Coppola la cui opera fu tesa all’arruolamento di contadini che dovevano congiungersi ai garibaldini a Salemi.
Quanto a Giuseppe Garibaldi, dopo lo sbarco a Marsala e tutte le battaglie vinte contro i Borboni, diede inizio alla Dittatura della Sicilia che fino al 1860 era stata sotto il Regno delle Due Sicilie proclamandosi dittatore in nome di Vittorio Emanuele II. Era il 14 Maggio 1860. La Dittatura fu proclamata da Salemi e una lapide al Castello Normanno lo ricorda.
Assunta la dittatura Garibaldi, assieme ad altri provvedimenti, decretò l’abolizione del dazio sul macinato (il più odioso) e il divieto di pagare le tasse al governo borbonico. Inoltre un importante decreto stabiliva la divisione delle terre demaniali tra le famiglie che non ne possedevano riservandone una parte ai combattenti della guerra contro i Borboni. Quest’ ultimo provvedimento rispondeva ai bisogni dei contadini che volevano impossessarsi delle terre dei latifondisti e scoppiarono per questo delle rivolte che il governo dittatoriale però non avallò per paura di una rivoluzione sociale che avrebbe compromesso l’unificazione nazionale. I reati sarebbero stati puniti con la pena di morte e i proprietari terrieri in Sicilia si allearono con Garibaldi per salvare le loro proprietà aderendo all’unificazione dell’Italia. I contadini siciliani furono così ingannati. Non si può escludere che la stessa sorte capitasse anche ai contadini del territorio ericino dove, invece, i Borboni avevano dato la possibilità alle classi sociali meno abbienti di costruire le loro case con la terra da coltivare. In seguito all’unificazione d’Italia alla popolazione locale così come a quella siciliana in generale furono imposte le scelte politiche del governo piemontese tra cui una pesante pressione fiscale e la leva militare obbligatoria.Oltre alla mancata distribuzione delle terre, promessa da Garibaldi, vennero introdotte altre imposte dai piemontesi e venne attuata la coscrizione obbligatoria. Togliere ai contadini i giovani figli per il lungo servizio militare riduceva loro le possibilità di sopravvivenza e molti si diedero alla macchia ingrossando le file del brigantaggio che diventò un problema serio. Cavour, poi, estese le leggi e i regolamenti vigenti nel regno di Sardegna a tutta la Sicilia ignorando che già sotto i Borboni l’Isola godesse di leggi speciali e di una certa autonomia. Per il malcontento scoppiarono diverse rivolte e i nostalgici dei Borboni intrapresero anche trattative con l'ex re Francesco II. Il brigantaggio diventò una piaga e si cercò di reprimerlo in modo duro applicando la legge marziale. Fino alla fine dell’Ottocento la Sicilia rimase in grave situazione sociale in preda a rivolte e insurrezioni.


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