domenica 27 agosto 2017

Il periodo spagnolo

   Con gli Aragonesi, subentrati agli Angioini dopo l’insurrezione dei Vespri nel 1282, nell' ericino, nel XV sec. , riprende l’interesse per l’attività agricola.
 entroterra agricolo nell'ericino
   Tutto il territorio siciliano era stato suddiviso in feudi e dato in enfiteusi alle famiglie locali più facoltose e potenti. All’interno dei feudi c’erano delimitate estensioni di terreno riservate alla coltivazione, al pascolo ed alla legnagione. Da un elenco posteriore del 1616 risulta che anche il tratto costiero che va da punta San Vito fino al fiume Forgia era costituito di feudi (sette).
   Il Monte Cofano veniva a trovarsi compreso tra il feudo di Sanguigno a Sud, con le attuali località di Scurati e Cornino all’estremità del golfo di Bonagia, e il feudo di Castelluzzo (con la sua piana) a Nord-Est, la cui estensione giungeva fino alle falde di Cofano, sull’omonimo golfo.


Il Viceregno spagnolo
   Con il 1412 nel governo della Sicilia ebbe inizio l’età dei Viceré spagnoli che durerà fino al 1713. Delle varie epoche storiche, il periodo spagnolo è quello più documentato ma è anche quello più tormentato della storia siciliana. La dominazione spagnola, che durò tre secoli, fu caratterizzata in particolare dalle vessazioni fiscali che stremarono le regioni governate dagli spagnoli, comprese quelle dell'Italia meridionale.      
   Anche la Sicilia attraversò un periodo di crisi notevole, non diversamente dal resto d’Italia, contrassegnato da epidemie, carestie, rivolte popolari. Le insurrezioni scoppiate nelle città siciliane ebbero eco anche a Trapani e le fonti ne parlano ampiamente e con precisione di particolari che qui non stiamo a evidenziare.
Dopo l’avvento del Viceregno e con lo spostamento dei traffici commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico, i due secoli successivi si caratterizzarono per le gravi difficoltà economiche e le frequenti scorribande piratesche che dovettero affrontare le popolazioni rivierasche.
   Il periodo spagnolo si contraddistinse anche per le costruzioni di  protezione del territorio che furono dislocate nei punti strategici e delle quali ci sono numerose testimonianze su tutta la Sicilia. 
    Nel campo delle opere militari esistono sulle coste dell’Isola numerose fortificazioni nate in funzione della difesa degli abitanti, la cui sicurezza fisica e le cui attività produttive venivano spesso messe seriamente in pericolo da incursioni corsare. Intensificatesi nel XVI e nel XVII secolo, le scorrerie dei pirati saraceni resero necessari da parte dei Viceré spagnoli adeguati interventi in difesa delle popolazioni siciliane. Fu così messo in atto un progetto di rifacimento del sistema difensivo dell’intera Sicilia, secondo cui alcune torri di difesa preesistenti in prossimità della costa, furono ripristinate, altre costruite ex novo.
Erice, quartiere spagnolo
   Nel primo trentennio del 1600 nel litorale tra Bonagia e San Vito lo Capo furono costruite: la torre della tonnara di Bonagia, la torre di San Giovanni di Cofano, la torre dell’Isolidda, la torre del Torrazzo, la torre del Santuario di San Vito. Le prime due erano legate a strutture produttive, quella di San Vito era di difesa religiosa e le altre ebbero solo funzioni militari vere e proprie.  
   Anche a Erice esiste una costruzione militare: il cosiddetto ‘quartiere spagnolo, restaurato nel 2005 e oggi sede di una mostra permanente.
  Sotto gli Spagnoli c'era l'obbligo della 'posata' cioè l'impegno vincolante di offrire gratuitamente vitto e alloggio ai soldati della guarnigione che la presidiavano. Anche Erice dovette sottostare a quest'obbligo e gli ericini si tassarono per costruire un fortilizio che ospitasse i soldati. Ma non fu mai completato e i soldati spagnoli si trasferirono al castello normanno





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